BAMBINI ED ETICHETTE

In questo post spero di racchiudere il mia personalissima opinione su come i bambini di questo millennio siamo costretti ad una costante etichettatura. La società di oggi ha la necessità di ordinare e catalogare tutto, e tra il tutto rientrano, per loro sfortuna, anche i bambini. Il perchè si è arrivati a questo punto è difficile da sintetizzare però vi propongo una serie di esempi che possono illustrare questa evoluzione o involuzione.

LA SCUOLA

Il mio percorso scolastico è durato 20 anni (escludendo l’asilo dal mondo della scuola), quindi posso dire che la scuola la conosco molto bene. In questi 20 anni ho conosciuto un sacco di insegnanti (maestri, professori, docenti) ed ho avuto anche la s-fortuna di vivere direttamente o schivare per un pelo alcune importanti riforme scolastiche. Le varie riforme scolastiche hanno sempre cercato di uniformare il mondo scolastico. Alle superiori il mio indirizzo prevedeva 43 ore settimanali e la riforma le ha portate a 36 (senza ovviamente cambiare i programmi) come la gran parte degli istituti superiori.

STATISTICA

Il mondo universitario italiano invece si è scontrato con la statistica. Uno stato è in cima alla classifica se ha un sacco di laureati (senza pensare che dopo i laureati sono costretti a lavori non proprio edificanti). Quindi semplifichiamo l’università, spingiamo ad avere un sacco di laureati. Tutto per garantire un buon risultato nelle statistiche. L’analisi statistica porta necessariamente alla catalogazione ed al confronto. Sono certo che non porta alla crescita. Nel mio lavoro mi scontro ogni giorno in persone che vogliono quello che ha fatto vincere il proprio concorrente, senza voler pensare alle novità. All’innovazione.

EMULAZIONE

Oggi i media hanno un potere esagerato dal mio punto di vista. Una volta quando chiedevi hai bambini cosa volessero fare da grande ti indicavano un mestiere (il panettiere, il pittore, etc) o un titolo universitario (l’ingegnere, il veterinario, il dottore, etc). Oggi le risposte sono diverse e sono legate a quello che i media propongono. Non sta a me giudicare gli esempi proposti dai media. Però anche questi esempi tendono ad uniformare, a non permettere una novità. Tutto e tutti devono essere uguali altrimenti vieni etichettato.

NORMALITA’

Perchè l’etichetta normalità non viene appiccicata a nessuno, mentre appena esci dalla normalità sei costretto ad avere un bel cartellone rosso con la tua bella etichetta. Tornando ai bambini. Quali sono i bambini normali? I bambini devono essere ottimi burattini, silenziosi, puliti, brillanti a scuola, ottimi atleti, etc. Quando un bambino esce dallo schema standard i testi di psicologia hanno pronte le loro etichette. La psicologia, psichiatria, psicoterapia sono scienze che servono ad aiutare persone in difficoltà, e spesso le etichette da loro definite ed inquadrate vengono abusate dai non addetti ai lavori. E questo non fa bene, specialmente i bambini

PRE- IPER- PLUS- MA SEMPRE BAMBINI

Se prendiamo una grafico, oggi la società vuole una linea orizzontale retta, al massimo sopporta un leggero offset in più o in meno. Il bello dei bambini è che non sono una linea orizzontale retta, ma sono più simili alla cresta di una montagna al tramonto. La linea va su, poi torna giù, poi torna in su, poi precipita in basso e poi ritorna in alto molto velocemente e via dicendo. Il loro grafico è un bel disegno. I bambini sono tutti diversi ed è giusto così. Sai che palle avere tutti bambini uguali. La noia più assoluta. Ma la statistica vuole questo. Tutti uguali, tutti standardizzati, tutti catalogati. Ed i bambini fuori catalogo? Necessitano di etichetta

BAMBINI “SPECIALI”

Sfortunatamente sono entrato nel mondo dei bambini “speciali” non perchè vedevo mia figlia risolvere equazioni di terzo grado all’asilo, ma perchè è stata oggetto di bullismo all’asilo. Non pensavo di dovermi preoccupare di tali problematiche all’asilo, ma così è stato. A me non piacciono le etichette, e non ho mai voluto etichettare mia figlia. Cercando di capire nostra figlia siamo arrivati all’ipersensibilità. Tutti penseranno che mi figlia allora è sempre pronta ad aiutare, ad essere empatica con gli altri, e quant’altro uno si aspetta da un bambino gentile e sensibile. Ecco mia figlia non è così. Per questo che le etichette non vanno bene perchè ti portano sulla strada sbagliata.

STRADE SBAGLIATE

Mia figlia sente le emozioni in modo amplificato, le sue e quelle di chi gli sta accanto. Intuisce le cose prima. Ma questa dote non è facile da gestire. Quando si parla di bambini plusdotati o iperdotati si pensa sempre all’intelligenza come la intende la massa. Spesso l’intelligenza è associata alla logica matematica. Spesso l’intelligenza è associata ad un bambino brillante. La plusdotazione non é niente di tutto ciò. A volte è un peso che i bambini non riescono a gestire e se poi diventa anche una colpa che li fa etichettare, il peso diventa ancora più grande.

INSEGNANTI

Come dicevo prima ho conosciuto un sacco di insegnanti. Alcuni molto competenti, altri molto meno. Alcuni capaci di insegnare, altri no. Se guardo gli insegnati di mia figlia, li vedo ingabbiati e non liberi di insegnare. Ingabbiati dai genitori, dai programmi, dall’INVALSI, etc. Di mia figlia ne parlano sempre bene. Però sono interessanti due opinioni. Un insegnante dice che gli piacerebbe che fosse più “brillante” una bambina con i quaderni come i suoi non capisce perchè non sia “brillante”. Che cosa vuol dire brillante? Sinceramente non lo capisco.

BRILLANTE

Se per brillante si intende che partecipa attivamente alla lezione, intervenendo e facendo domande. Ecco da mia figlia non lo otterrà mai. Un altro insegnante invece vedo che la apprezza per quello che è. Ossia va oltre a quello che sta facendo. Il fatto che questo insegnante sia diplomato al conservatorio e quindi è oltre che un maestro anche un musicista mi fa pensare. Chi studia uno strumento e vive attivamente la musica unisce la rigidità metrica alla fantasia. E´ impressionante come la rigida teoria musicale permetta una enorme fantasia di suoni che si trasformano in emozioni per chi suona ed ascolta.

FERMIAMOCI FORSE È MEGLIO

Quando vedete un bambino guardate solo una cosa. Guardategli il volto. Se vedete un bambino felice allora siamo sulla strada giusta. Guardate se gli occhi gli brillano. Ascoltate le risate. Non importa quello che sta facendo, l’importante è che sia felice. Un giorno mia figlia disse che da grande vuole fare la disegnatrice dei libri per bambini. Per noi era ed è una bellissima idea. L’abbiamo raccontato al suo maestro e ci ha guardato come per dire “solo?”. Una bambina con le sue capacità vuole solo fare la disegnatrice? Quello sguardo ci ha fatto capire molte cose. E se i più grandi artisti avessero incontrato un maestro così sarebbero diventati grandi? Se si fossero limitati ad uniformarsi sarebbero diventati grandi? Ci avrebbero regalato le loro opere? Sarebbero diventati unici? Ai vostri bimbi che siano iper- pre- plus- o quant’altro regalategli tanta felicità. Non la vostra….la loro.

Lorenzo

Con il blog papainascolto.it, voglio far sentire meno soli, genitori come me, che hanno un sacco di domande e nessuna risposta, che vogliono far tutto giusto ed invece sbagliano, che stanno scoprendo quanto i nostri figli hanno da insegnarci.

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